Convosphere parla sedici lingue, e la lingua sorgente è l’italiano. Già questa è un’anomalia: quasi tutto il software nasce in inglese e viene tradotto verso il resto del mondo. Noi facciamo il contrario, perché il prodotto è nato nelle piazze italiane e le parole si sono formate lì.
La traduzione non è distribuzione
Per un social globale, aggiungere una lingua significa aprire un mercato. Per una chat di prossimità significa qualcosa di più concreto: nella stessa piazza convivono persone che parlano lingue diverse, e la piazza funziona solo se l’interfaccia non sceglie per loro.
Il quartiere multilingue è la norma, non l’eccezione. L’app di chi gestisce il minimarket e quella dello studente in Erasmus mostrano la stessa mappa, con le stesse conversazioni, ciascuna nella propria lingua di interfaccia.
Il dettaglio che ci è costato di più
I sedici file di traduzione hanno le stesse chiavi, riga per riga, e ogni release le verifica tutte: una chiave mancante blocca la build. Sembra pignoleria. Ma un bottone non tradotto in urdu o in bengalese comunica una cosa precisa a chi lo legge: questa app non è per te. È l’esatto contrario di quello che stiamo cercando di costruire.